Per capire come I'Iwama Takemusu Aikido sia arrivato in Europa, e più specificamente in Italia, bisogna risalire al 1984, quando il Dott. Paolo Nicola Corallini si recò per la prima volta in Giappone col preciso scopo di conoscere Morihiro Saito Shihan: il mitico Maestro che era stato fedele per tutta la vita al fondatore dell'Aikido, Morihei Ueshiba O'Sensei e che, dopo la morte di quest'ultimo, era rimasto in lwama come custode dell'Aiki Jinja e Capo Istruttore dell'Ibaragi Dojo dove il Fondatore insegnava tutti i giorni.
Il M° Corallini riuscì a incontrare Saito Sensei e a farsi accettare come uchi deshi (allievo interno). A quel tempo mai nessun italiano aveva messo piede in lwama. Quella esperienza fu decisiva per lui; egli si accorse che ciò che aveva appreso fino a quel giorno (in 15 anni di pratica) era un Aikido esteticamente fluido ma non molto efficace.
Così, affascinato dalla grandiosità tecnica e pedagogica di Saito Sensei e dalla sua fedeltà totale allo stile del fondatore, il M° Corallini ebbe il coraggio e l'umiltà di ricominciare da zero lo studio dell'Aikido seguendo fanaticamente l'insegnamento di questo grandissimo storico Maestro: Morihiro Saito Shihan. Alla fine di questo primo soggiorno in Giappone, Saito Sensei chiese al M° Corallini quale fosse la sua impressione sulla pedagogia di lwama e, qualora fosse stata positiva, di farlo conoscere in Italia. Paolo Corallini, già completamente stregato da quella esperienza, rispose al suo Maestro che solo grazie a lui aveva finalmente capito la Via per studiare l'Aikido di O'Sensei, e che avrebbe fatto tutto il possibile per far conoscere "l'Aikido di Iwama" in Italia quasi fosse una missione.
In quello stesso anno il M° Corallini invitò per la prima volta Saito Sensi a dirigere un Koshukai in Italia; egli accettò e così nel febbraio 1985 questo storico personaggio arrivò per la prima volta in Europa Centrale.
Questo primo seminario svoltosi a Torino fu un vero e proprio shock benefico per il mondo dell'Aikido e servì in modo determinante a far conoscere l'Aikido Tradizionale di lwama in Europa.
Restarono tutti affascinati dalla personalità e dalla grande pedagogia di Saito Sensei, il quale dall'alto del suo livello tecnico riusciva con semplicità e razionalità ad insegnare in modo accessibile a tutti, dal principiante al più esperto. Dopo quel primo Koshukai nel 1985, il M° Corallini ha invitato ogni anno in Italia Morihiro Saito Shihan creando così un vero e proprio nucleo di sviluppo dell' Aikido di Iwama in Europa. Tra coloro che parteciparono a quel primo Seminario di Saito Sensei in Italia c'erano molti stranieri, i quali rimasero anch'essi affascinati da questo grande uomo, al punto tale da cambiare ed avvicinarsi definitivamente all'Aikido di Iwama riconoscendo in questo finalmente l'Aikido Tradizionale.
Così altre persone di altre nazioni europee cominciarono a frequentare il Dojo d'Iwama e ad invitare Saito Sensei per far conoscere anche nei loro stati questo metodo di insegnamento.
Da allora il M° Corallini si è recato in Giappone tutti gli anni per studiare sotto la direzione di Saito Sensei ed inoltre lo ha seguito in molte altre nazioni del mondo per essergli vicino il più possibile e progredire tecnicamente. In tutti questi anni si è dedicato completamente a Saito Sensei e con fedeltà ed affetto lo ha aiutato a diffondere il Takemusu Aiki. Morihiro Saito Shihan capì che poteva contare sul suo allievo italiano e fidarsi di lui, così lo incaricò di rappresentarlo nell'Europa Centrale, nell'Europa Meridionale ed in Africa. Lo autorizzò ad esaminare i propri allievi ed a conferire loro gradi Dan Aikido fino al 5° Dan. Successivamente lo insignì del più alto grado di Buki Waza, nominandolo esaminatore anche per tali gradi.
Attualmente il M° Corallini è 7° DAN Shihan di Takemusu Aikido; tale grado gli è stato conferito nel 2001, personalmente da Morihiro Saito Shihan durante il seminar internazionale di Roma.
Questo grado è il più alto mai conferito da Saito Sensei nel mondo; ciò a conferma della grande stima che il Maestro giapponese nutriva per questo suo fedele allievo. Sempre nel maggio 2001 Morihiro Saito Shihan ha nominato Paolo Corallini e Ulf Evenås suoi rappresentanti ufficiali. Il M° Corallini è il Presidente ed il Direttore Tecnico della Takemusu Aikido Association Italy (già IWAMA RYU ITALY da lui fondata nel 1985): associazione responsabile dell'insegnamento e dello sviluppo dell'Aikido di lwama in Italia.
Dal 1994 il M° Corallini è il Consulente Tecnico Nazionale per l'Aikido nella F.I.J.L.K.A.M. (C.O.N.I.).
Dal settembre 2002 l'Iwama Ryu Italy assume il nome di TAKEMUSU AIKIDO ASSOCIATION ITALY.
In data 10 aprile 2006 il M° Corallini rassegna le proprie dimissioni dalla carica di Direttore Tecnico del Settore Aikido della F.I.J.L.K.A.M. (C.O.N.I.).
In data 10 aprile 2006 il M° Corallini rassegna le proprie dimissioni dalla carica di Direttore Tecnico del Settore Aikido della F.I.J.L.K.A.M. (C.O.N.I.).
In data 10 aprile 2006 il M° Corallini rassegna le proprie dimissioni dalla carica di Direttore Tecnico del Settore Aikido della F.I.J.L.K.A.M. (C.O.N.I.).
In data 10 aprile 2006 il M° Corallini rassegna le proprie dimissioni dalla carica di Direttore Tecnico del Settore Aikido della F.I.J.L.K.A.M. (C.O.N.I.).
L'art martial qu'est l'aïkido a acquis depuis quelques années une grande notoriété au Japon, sa terre natale, comme à l'étranger. Cette popularité est la conséquence naturelle de son développement constant au cours des quatre dernières décennies et de sa récente apparition dans des films américains qui ont été vus par des centaines de millions de spectateurs. Même si le public le considère à juste titre comme un art martial, il a tendance à faire un amalgame entre l'aïkido et d'autres arts de combat bien connus, tels que le judo, le karaté, le kung-fu et le taekwondo.
En quoi l'aïkido diffère-t-il de ces autres arts martiaux ? Hormis des différences techniques évidentes, l'aïkido est unique du fait qu'il est exclusivement un art de défense. L'aïkido ne comporte pas de techniques d'attaque, révélant en cela ses principes philosophiques et éthiques, alors que d'autres arts martiaux possèdent à la fois des techniques offensives et des techniques défensives. Bon nombre d'entre eux en sont venus à privilégier l'aspect sportif de la pratique. C'est le cas du judo, sport olympique depuis 1964, du karaté, du taekwondo et de divers autres arts martiaux. Pour beaucoup de pratiquants de ces disciplines, la participation aux compétitions et la victoire sont plus importantes que le fait d'apprendre des techniques de défense.
En aïkido, l'accent est mis sur le développement spirituel de l'individu à travers l'acquisition de techniques défensives. La dimension éthique de l'aïkido imprègne tous les aspects de sa pratique, que ce soit sur le tatami ou en dehors de celui-ci. Dans la philosophie du fondateur, Morihei Ueshiba, l'aïkido est un moyen d'unir les gens dans une "famille universelle". Il ne s'agit pas de blesser les autres, mais plutôt de "se protéger de manière bienveillante". Lors d'une confrontation physique, l'idéal pour le pratiquant chevronné d'aïkido est de se servir uniquement du contrôle nécessaire à la neutralisation de l'attaque en cherchant à éviter de blesser l'agresseur. En fait, les adeptes sincères de l'aïkido aspirent à atteindre un niveau encore plus élevé en essayant d'être sensible au conflit et à la violence potentielle en toutes circonstances, que ce soit sur le plan relationnel, social ou autre. Il faut anticiper les situations de confrontation physique et les éviter totalement en cultivant la confiance en soi, la lucidité et l'intuition. Atteindre ce but requiert inévitablement de nombreuses années de pratique assidue. Mais l'aïkido est la discipline de toute une vie et une pratique authentique aboutit à des progrès techniques constants, ainsi qu'à une meilleure compréhensio n de la nature humaine.
L'aïkido, dont les objectifs sont distincts de ceux d'autres arts de combat, a tendance à attirer les personnes intéressées par ses concepts d'harmonie dans les échanges et ses principes de résolution des conflits. Ceux qui recherchent essentiellement l'acquisition de techniques de combat pour se défendre dans la rue ou pour gagner des compétitions s'orientent tout naturellement vers d'autres arts martiaux. Pourtant, il serait faux de supposer que la pratique de l'aïkido n'est pas vigoureuse ou que ses techniques sont inefficaces. Pratiqué de la manière traditionnelle telle qu'elle était enseignée par son fondateur, l'aïkido conserve de toute évidence un caractère martial. Les techniques sont exécutées fermement, mais sans intention violente. De puissants blocages articulaires et des immobilisations permettent le contrôle e t la neutralisation de l'adversaire sans lui causer de blessure ou de traumatisme. L'aïkido comporte en fait des techniques capables de causer de sérieux dégâts corporels et même d'entraîner la mort, mais ses principes interdisent d'avoir un comportement aussi destructeur.
Développement de l'Aikido à travers le monde
Le développement international de l'aïkido n'a commencé qu'après la fin de la Seconde Guerre mondiale. L'aïkido pratiqué aujourd'hui découle plus d'interprétations de professeurs célèbres que de l'art du fondateur lui-même. Ces enseignants réputés, tels que Gozo Shioda, Koichi Tohei, Kisshomaru Ueshiba, Kenji Tomiki et Minoru Mochizuki, tous disciples avancés de Morihei Ueshiba, introduisirent progressivement leurs modifications personnelles entre le début des années cinquante et la fin des années soixante. Aujourd'hui, ces formes dérivées de l'aïkido présentent chacune des caractéristiques distinctes et uniques. L'existence de différentes interprétations de l'aïkido s'explique principalement par le contexte historique, notamment la Seconde Guerre mondiale, par la longue retraite du fondateur à Iwama, par son âge avancé à l'époque du début de la popularisation de l'aïkido, et par le fait qu'il ne participait pas aux activités d'organisation et d'administration.
Le rôle de Maître SAITO dans le développement de l'Aikido
A partir du milieu des années soixante-dix, les méthodes d'entraînement de Morihiro Saito sont devenues populaires à travers le monde, essentiellement en raison de la série de cinq volumes techniques Traditional Aikido qu'il publia et de ses nombreux voyages à l'étranger. On peut attribuer le succès de Morihiro Saito, comme celui d'autres professeurs avant lui, à sa maîtrise technique et à son approche rationnelle de l'enseignement.
Morihiro Saito eut la chance de passer plus de temps que quiconque, que ce soit avant ou après la guerre, à s'entraîner directement avec le fondateur. Ses méthodes se distinguent de celles de ses prédécesseurs par l'égale importance qu'il accorde au taijutsu (techniques à mains nues) et aux armes de l'aïki que sont le ken (sabre) et le jo (bâton). Pour différentes raisons, la pratique de ces armes n'est pas largement répandue dans le monde de l'aïkido aujourd'hui. Il n'y eut en effet que quelques personnes à expérimenter l'entraînement aux armes sous la direction du fondateur et il en résulte que le nombre d'instructeurs qualifiés pour leur enseignement est plutôt limité.
Morihiro Saito acquit la maîtrise de ces armes durant ses longues années d'entraînement sous la direction du fondateur à Iwama et au cours des années qu'il passa ensuite à en expérimenter et à en perfectionner la pratique. Son programme technique est devenu tout naturellement la norme pour l'étude des armes de l'aïkido dans le monde entier. La pratique de l'aïki ken et de l'aïki jo apporte une meilleure compréhension de la distance de combat, du positionnement et d u centrage du corps. Elle conduit à adopter une bonne posture, renforce les bras et les épaules, ce qui a pour effet d'améliorer l'exécution des techniques à mains nues. Cette pratique des armes fait partie intégrante du programme d'enseignement de Morihiro Saito et constitue le complément idéal et indispensable de l'entraînement à mains nues.
Morihiro Saito, un des rares enseignants à détenir le titre prestigieux de neuvième dan de l'Aïkikaï, pratique et enseigne depuis près de cinquante ans dans le dojo du fondateur à Iwama, où il débuta adolescent.
Depuis le début des années soixante-dix, il a reçu des milliers d'élèves internes qui, pour la plupart, viennent de l'étranger et passent de quelques jours à plusieurs années à s'entraîner dans l'un des rares dojos traditionnels existant encore au Japon. le dojo d'Iwama, dirigé par Saito Sensei, a ceci d'unique qu'il propose la réunion de ce que la tradition et la modernité peuvent offrir de mieux: un endroit retiré destiné à un entraînement intensif, qui comprend un programme technique soigneusement structuré et des méthodes modernes d'enseignement.
